Mandragora | Proprietà | Impieghi Medici ed Esoterici

In questo articolo analizziamo le Proprietà e gli Effetti Venefici e Allucinogeni della Mandragora, valutandone gli usi medici tradizionali e quelli moderni dei suoi alcaloidi. Curiosità sugli usi e sui Miti Medioevali

Mandragora
Supervisione Scientifica a Cura del Dottor Gilles Ferraresi - Ultima revisione dell'articolo:

Che Cos'è

La mandragora (o mandragola) è una pianta caratterizzata da una grossa radice ramificata, il cui aspetto antropomorfo ha contribuito alla sua nomea di "pianta magica".

Il genere mandragora, appartenente alla famiglia delle solanacee, comprende diverse specie. Tra le più note ricordiamo la Mandragora officinarum e la Mandragora autumnalis.

Queste piante sono diffuse anche in Italia, soprattutto nel Centro-Sud e nelle isole, in luoghi sassosi e ombrosi.

La mandragola contiene diversi alcaloidi tropanici ad azione anticolinergica, responsabili dei suoi effetti analgesici, ipnotici e afrodisiaci. L'alcaloide ioscina, ad esempio, ha la capacità di causare allucinazioni, delirio e, a dosi maggiori, coma.

Sebbene le radici della mandragora abbiano la più alta concentrazione di questi alcaloidi, anche il consumo delle foglie può causare sintomi gravi come nausea, midriasi, visione offuscata e tachicardia sopraventricolare.

La presenza di alcaloidi allucinogeni e narcotici - insieme alla forma talvolta umanoide della radice - ha portato nei secoli a una sorta di venerazione per la mandragola, rendendola protagonista di una varietà di miti e pratiche superstiziose.

Mandragola pianta

La grossa radice della mandragola ha una forma vagamente antropomorfa, in quanto si biforca in due tronconi che assomigliano agli arti inferiori di un umano. I frutti, detti pomi, emanano un forte odore di melone marcio.

Droga e Principi Attivi

Tutte le parti della pianta contengono alcaloidi tropanici molto tossici con proprietà allucinogene.

I principi attivi caratterizzanti sono proprio questi alcaloidi tropanici, tra cui scopolamina, iosciamina, mandragorina e atropina.

Nella pianta sono state identificate più di 80 sostanze fitochimiche, di cui 37 con una struttura chimica definita 1.

Proprietà e Usi Degli Alcaloidi della Mandragora

La iosciamina e la scopolamina possono essere utilizzati come farmaci antispastici con azioni anticolinergiche, per combattere:

  • dolore e spasmi a stomaco e intestino,
  • dolore e spasmi dovuti a ostacoli nel flusso delle vie urinarie e delle vie biliari (dove fluisce la bile, sostanza coinvolta in alcuni processi digestivi).

Il medico potrebbe quindi prescrivere un farmaco a base di iosciamina o scopolamina in caso di vari disturbi della parte inferiore dell'addome e della vescica, tra cui ulcere peptiche, sindrome dell'intestino irritabile, diverticolite, pancreatite, coliche e cistite interstiziale.

A dosi tossiche, la iosciamina induce uno stato di forte eccitazione corticale, con disorientamento, allucinazioni, euforia, eccitazione sessuale, perdita di memoria a breve termine e possibile coma in casi estremi 2.

Usi nella Storia

L'spetto antropomorfo della Mandragora ha da sempre ispirato, affascinato e incuriosito l'essere umano.

Come tutte le piante aventi una certa somiglianza con il corpo umano (pensiamo ad esempio al ginseng), la mandragola è stata insignita di un'azione afrodisiaca e propiziatrice della virilità e della fecondità.

Citazioni di questa pianta si trovano già nel papiro di Ebers e in alcuni reperti archeologici egiziani del XIV secolo a.C. (V dinastia).

Nel Libro della genesi (XXX,14) Reuben, avendone trovata una, la portò alla madre Lea. Rachele, venuta a sapere della cosa, supplicò la donna di cedergliela: mangiandola, sperava di poter finalmente avere un figlio nonostante la sua sterilità.

Il periodo aureo della mandragora fu però il Medioevo, durante il quale si riteneva che la radice fosse in grado di scatenare le passioni amorose e di indurre la gravidanza.

Il fascino esercitato da questa pianta fu tale da indurre molte tradizioni popolari ad attribuirle poteri sovrannaturali, rendendola protagonista di riti propiziatori ed esoterici. Parente della belladonna e dello stramonio, era sfruttata nella stregoneria del Medioevo per preparare pozioni allucinatorie e afrodisiache usate nei sabba, incontri fra streghe in cui si compivano riti orgiastici per unirsi carnalmente con i demoni.

A tal proposito, Njanaud, nel suo trattato sulla Licantropia del 1615, riferisce di un particolare unguento a base di mandragora che le streghe usavano per trasformarsi in animali.

Nel Medioevo il possesso di una mandragora era ritenuto un portafortuna utile per ottenere ricchezza, popolarità, amore o il potere di controllare i destini propri e altrui. Per questo motivo, veniva spesso trasformata in amuleti che si credeva portassero fortuna e curassero la sterilità.

Non sorprende che la Chiesa abbia disapprovato questa pratica e che, durante il suo processo nel 1431, Giovanna d'Arco fu accusata di possederne una.

Le radici di mandragola sono diventate talmente ricercate che nel 1690 una sola radice di costava quanto il reddito annuo di un artigiano medio.

E' possibile che nel tentativo di proteggerle dal furto sia stato alimentato e diffuso il mito secondo il quale ogni radice della pianta ospitava un demone, che uccideva chiunque tentasse di sradicarla.

L'elaborazione successiva di questa leggenda attribuì il potere letale a uno strillo o un gemito - il famoso urlo della mandragola - che il demone emetteva mentre la pianta veniva sradicata.

Nel corso dei secoli, si sono così sviluppati rituali elaborati per evitare quella che divenne nota come la "maledizione della mandragora". La soluzione più conosciuta richiedeva l'assistenza di un cane affamato, legato con una corda alla pianta parzialmente dissotterrata con un arnese privo di parti ferrose.

Da una distanza di sicurezza, il padrone lanciava un pezzo di carne davanti all'animale, il quale lanciandosi in avanti per raggiungerlo sradicava l'erba sacrificandosi (o essendo in seguito sacrificato) al posto del padrone.

Secondo altre usanze, la morte poteva essere evitata da un forte soffio dentro un corno nel momento critico o sigillando le orecchie con una cera.

Mandragola con cane

Il mito dell'urlo della mandragora potrebbe avere un fondamento di realtà, dato che si è recentemente scoperto come le piante emettano suoni acuti (nell'ordine di -65dBSPL); quindi, il suono emesso può essere udito ad alcuni metri di distanza in parte da umani, altri animali, insetti e altre piante 1, 2.

In letteratura, riferimenti alla mandragola sono presenti in numerose opere, ad esempio:

  • nell'Odissea quando Ulisse riceve in dono da Hermes (il messaggero degli Dei) l'erba Moly (verosimilmente mandragola) come protezione contro i malefici della maga Circe;
  • nell'omonima opera di Niccolò Macchiavelli in cui Lucrezia, essendo sterile, assume l'erba Mandragora divenendo tuttavia "velenosa";
  • nel Decameron di Boccaccio (X novella della quarta giornata), dove viene prescritta da parte di un valentissimo medico;
  • perfino Shakespeare cita la mandragola in alcune sue commedie.

Usi Etnomedici

Gli estratti di mandragora sono stati usati nei secoli per i loro reali o presunti effetti afrodisiaci, ipnotici, emetici, purgativi, sedativi e antidolorifici.

In passato, il succo della radice finemente grattugiata veniva applicato esternamente per alleviare i dolori reumatici.

Venne anche usato internamente per trattare malinconia, convulsioni e mania.

L'erborista greco Dioscoride fornisce una descrizione dettagliata della mandragora e del suo impiego. Riferisce inoltre gli effetti ipnotici di un preparato di mandragora e vino, da somministrare a pazienti sottoposti ad anestesia.

Celso Aulo Cornelio, nel suo "De re medica", descrive la mandragora come un ottimo sonnifero: bastava semplicemente metterla sotto il letto per conciliare il sonno.

Un altro impiego della mandragora era nella cura delle forti tossi spasmodiche tipiche dei soggetti affetti da tubercolosi.

La Mandragora è assente nell'attuale farmacopea. Poiché la moderna farmacologia e la fitoterapia offrono rimedi meno "rischiosi" e alla portata di tutti, nell'era moderna l'uso medicinale della mandragora è praticamente estinto.

In Omeopatia

In base al principio secondo cui "il simile cura il simile", la mandragola viene usata in omeopatia a concentrazioni infinitesimali per curare condizioni simili a quelle provocate dal suo avvelenamento.

Ad esempio, si usa nelle patologie degenerative della psiche e nelle psicosi dei soggetti inquieti e isterici.

In omeopatia è anche impiegata nelle affezioni dell'apparato gastrointestinale ed osteoarticolare, ad esempio quale rimedio nell'artrosi cervicale, nelle infiammazioni delle ossa e delle articolazioni, nelle rettocoliti e nelle disfunzioni gastrointestinali.

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